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Miguel Vitulano

Se n’è andato in silenzio, Miguel Vitulano, quasi avesse voluto mantenere fede fino all’ultimo al suo stile di persona riservata e poco avvezza ai riflettori. Se n’è andato troppo presto, a soli 58 anni, mentre faceva footing, come chissà quante altre volte, nella sua amata Livorno, città alla quale s’era legato in maniera indissolubile più di 30 anni fa quando arrivò da Salerno con la fama di attaccante grezzo ma di gran temperamento e dal gol facile. Un infarto sembra essergli stato fatale.

Attaccante discreto ma non certo eccezionale, ha saputo entrare nel cuore dei tifosi livornesi - forse più di ogni altro ad esclusione del solo Protti – non tanto per il suo talento quanto per la sua predisposizione alla lotta e al sacrificio sul campo. In tre parole, attaccamento alla maglia. Qualità che gli hanno permesso di entrare in piena sintonia con lo spirito battagliero della tifoseria amaranto a cui notoriamente sono sempre piaciute più le qualità agonistiche di quelle tecniche. Ma soprattutto, e non è certo la solita frase fatta che viene puntualmente ripresa dopo eventi luttuosi, se ne va una bellissima persona. A rendere Miguel Vitulano un eroe del calcio livornese è il gol-vittoria siglato a Pisa nel derby di serie C del 22 aprile 1979, episodio che porterà poi alla realizzazione di uno striscione altrettanto storico: “Sez. 22 aprile”. Quel gol non impedì ai nerazzurri di salire in serie B, ma permise almeno di cancellare l’onta della sconfitta casalinga subita all’andata.

Come detto, una volta appese le scarpe al chiodo, Vitulano decide di restare a Livorno. “Questa è casa mia”, era solito dire spesso. Nel ’93 un gruppo di tifosi del rione Salviano decide di aprire un club in suo onore. Nato a Manfredonia, in provincia di Foggia, nel 1951, ma cresciuto in Argentina, "Miguel" (come lo chiamavano tutti a Livorno) se ne va lasciando ai tifosi qualcosa in più delle 115 presenze e dei 31 gol segnati con la maglia amaranto.

Male non sarebbe che lasciasse anche qualche rimorso nella coscienza di chi, in maniera incomprensibile, ha deciso qualche anno fa di ritirargli – o se preferite lo mise in condizione perché lo lasciasse - l’incarico di dirigente del settore giovanile. Ma forse non è un caso che Miguel (e la stessa cosa potremmo dirla di Protti) non avesse più alcun incarico all’interno della società a cui tanto aveva dato.

Per lavorare nel calcio, oggi più che mai, è necessario viaggiare col naso tappato, sottostare a compromessi e sotterfugi, rinunciare insomma a quei valori e a quegli ideali a cui Miguel, da persona semplice e onesta qual’era, mai aveva accettato di rinnegare. Nel Livorno degli Spinelli, dei Ceravolo e dei Pieroni, per i Vitulano non c’è spazio. Ma il posto nel cuore di tutti i tifosi amaranto, caro Miguel, non te lo toglierà mai nessuno. Alla famiglia Vitulano l'abbraccio sentito di tutta la redazione di Senza Soste.
Hasta luego, "Merendero".

(articolo tratto da senzasoste.it del 24/02/2009)

   

 

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